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19 ottobre 2009
Giovedì a Ripetta con Franceschini
 

Giovedì alle ore 17.30 al Residence di Ripetta, Augusto Barbera, Paola Gaiotti, Claudia Mancina, primi firmatari dell'appello "Con Franceschini per le primarie, la vocazione maggioritaria e il bipolarismo" discutono con Aldo Schiavone, Michele Salvati, Roberto Morassut e Dario Franceschini, presiede Stefano Ceccanti.

Le adesioni si raccolgono sul blog:

www.bipolariperfranceschini.ilcannocchiale.it

Testo integrale dell’appello:

Esponenti del mondo della cultura con Franceschini per le primarie, la vocazione maggioritaria e il bipolarismo”

Uno dei risultati positivi della consultazione congressuale in corso, che ha coinvolto un numero elevato ed appassionato di iscritti, è stato quello di superare e mescolare le vecchie “appartenenze” di provenienza. Adesso la parola passa agli elettori che si riconoscono nel Partito Democratico, chiamati ad un ruolo di protagonisti, ancor più che nell’autunno di due anni fa.

Il 25 ottobre gli elettori non saranno chiamati a scegliere solo fra personalità destinate alla guida del PD nei prossimi anni. Se così fosse la scelta sarebbe, per molti di noi, imbarazzante, essendo in campo personalità di spicco, che hanno avuto modo di ben meritare nei ruoli fin qui ricoperti. E non si tratta neanche di pronunciarsi, almeno per quanto riguarda le mozioni di Franceschini o di Bersani (in vari punti assai simili), su significative differenze programmatiche che investano il piano economico-sociale o la politica dei diritti civili.

La scelta che si opererà è più di fondo e possiamo riassumerla in tre punti.

Il primo: gli elettori saranno chiamati a decidere col voto se ritengono di dover continuare a essere protagonisti nella scelta dei candidati alle massime cariche del partito o se, invece, intendono privarsi di tale potere. In particolare, mentre Franceschini vuole mantenere in piedi le norme statutarie - se mai correggendo alcuni dettagli - che prevedono le “primarie”, Bersani, con chiarezza e lealtà (di cui va dato atto), ha affermato che la scelta della dirigenza di partito deve essere riservata per intero agli iscritti. Sappiamo che la soluzione adottata dal vigente Statuto del PD è un’innovazione che ha pochi precedenti in altri Paesi, ma sappiamo anche che le “primarie” possono rappresentare uno strumento non per deprimere, ma per allargare il respiro democratico dei partiti, rivitalizzandone l’essenziale funzione di tramite fra la società e le istituzioni. A ciò si aggiunga l’intento, esplicitato nella mozione Bersani, di blindare le primarie di coalizione limitando sempre ad una sola – quella decisa dai soli iscritti – le candidature presentabili da parte del PD.

Il secondo: mentre Franceschini continua a sottolineare la “vocazione maggioritaria” del PD, Bersani ritiene superata questa impostazione, che - non va dimenticato - è stata elaborata dopo il fallimento del secondo governo Prodi, allorché una coalizione rissosa e non omogenea ha aperto i varchi alla rivincita berlusconiana. “Vocazione maggioritaria” non significa una scelta di isolamento e di autosufficienza. Significa che la necessaria ricerca delle alleanze deve essere determinata dalla definizione di una piattaforma politica e non viceversa; che si deve rinunciare alla scorciatoia di creare coalizioni “contro” e dedicarsi al lavoro di costruzione di una vera alleanza politica “per” il governo del paese. Questo punto è essenziale per l’identità del Pd, che deve sentire su di sé la responsabilità di elaborare la proposta politica, di costruire l’alleanza e di proporre la candidatura a premier. Se si rinuncia a questa funzione, il Pd resterà un partito indefinito, privo di una identità precisa, in balìa delle spinte contraddittorie che provengono dall’area di centrosinistra.

Il terzo: mentre Franceschini vuole mantenere il sistema maggioritario, riprendendo anzi l’esperienza nel complesso positiva dei collegi uninominali, le posizioni di Bersani, nel tentativo di costruire uno schieramento che metta insieme l’Udc di Casini e i partiti dell’estrema sinistra, è incline a proporre un sistema elettorale di tipo proporzionale, c.d. di tipo tedesco. Gli effetti negativi di tale scelta sarebbero nocivi sia per il sistema democratico sia per lo stesso PD. Rappresenterebbe, sul piano istituzionale, un grave colpo al fragile sistema bipolare faticosamente costruito dopo i Referendum elettorali del 1991 e del 1993, togliendo agli elettori la possibilità di decidere direttamente con il loro voto la coalizione di governo e lo stesso presidente del Consiglio (non a caso Bersani vorrebbe eliminare dallo Statuto la norma che prevede la candidatura del Segretario del PD a Presidente del Consiglio). Ma non meno gravi sarebbero gli effetti sulla tenuta del PD. Riproponendo la ormai logora disputa su trattino nel centrosinistra e alimentando la crescita di un partito di centro, arbitro - dopo il voto - della vittoria degli schieramenti, si potrebbe alimentare di riflesso un progressivo spostamento del PD su posizioni radicali e il possibile slittamento di parti dell’elettorato del PD su posizioni centriste.

Un partito a vocazione maggioritaria significa anche questo: l’ambizione di parlare e conquistare direttamente gli elettori di centro, saldandone aspirazioni e sensibilità con le forze tradizionali della sinistra di governo. Per il Partito democratico è una sfida identitaria fuori dagli schemi del Novecento; sfida che , come del resto in tutta Europa, chiede innovazione politica a tutto il fronte progressista e democratico.

Rifiutiamo l’idea che in uno scontro diretto sia “destinata” a prevalere una coalizione di centrodestra rispetto ad una coalizione di centrosinistra . Berlusconi, nonostante le risorse messe in campo, è stato battuto in più occasioni ed ha vinto più per la debolezza del centrosinistra che per i suoi meriti. Chiunque assumerà la direzione del partito dovrà lavorare, con il contributo di tutti, e in primo luogo degli altri candidati, perché il profilo programmatico del PD, e delle possibili coalizioni di centrosinistra, sia in grado di costituire una credibile alternativa al centrodestra.

Augusto Barbera

Claudia Mancina

Paola Gaiotti

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permalink | inviato da stef1 il 19/10/2009 alle 18:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

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